Le Banche, i Governi e i Cittadini

Controllo Sociale

Qualunque sia il tuo orientamento politico, di destra, sinistra, centro o altro, abbandona qualunque forma di ostilità anche solo nel pensiero per chiunque aderisca a una o l’altra delle fazioni opposte.

Fare propria una o l’altra ideologia politica, fare il tifo per un partito o un altro non cambia nulla nella sostanza. Qualunque cosa prometta un partito, per esempio rinnegare il “debito pubblico” e re-instaurare una banca nazionale che emetta moneta di stato, non manterrà la promessa perché il prezzo sarebbe così alto, e non sto parlando di soldi, che, per come stanno le cose attualmente, nessuno sarebbe disposto a pagarlo.

Sviluppa il sentimento di fratellanza che ci unisce fin dalla nascita nella grande famiglia umana, sentimento che un sistema economico perverso sta corrompendo usando la strategia del divide et impera provocando rivalità e fomentando discordie fra gli esseri umani convertendo l’uno nel nemico dell’altro.

Coloro che hanno deciso di essere i nostri nemici sono una minuscola percentuale della popolazione, lo 0,0000ecc.%, che è al vertice dell’oligarchia plutocratica finanziaria che sta dirigendo la maggioranza degli sforzi per sopprimere gli stati nazionali.

I governi non hanno tradito la funzione di armonizzare la vita e la società nei territori di competenza e sono diventati loro servi invece di servire i cittadini.

Il mezzo che questa oligarchia uso per ottenere il loro scopo malvagio è il denaro, che non è vile, vile è l’impiego illecito che ne fa, contrario anche al senso più permissivo di Etica che si voglia adottare.

Le Banche Centrali

Il concetto delle banche centrali si basa sulla centralizzazione delle questioni monetarie nelle mani di banchieri privati che controllano tali banche centrali. La politica monetaria è dunque per sua natura orientata a soddisfare al meglio gli interessi degli azionisti di maggioranza delle principali banche private.

Le banche centrali, proprietà di operatori finanziari privati, controllano direttamente il settore delle attività bancarie e sono il nucleo centrale delle questioni monetarie. Le banche centrali sono quindi il centro nevralgico del sistema finanziario corrente.

Il concetto delle banche centrali si è amalgamato con quello di politica finanziaria virtuosa al fine di fornire l’impressione che anche il loro operato sia altrettanto virtuoso, per ottenere l’accettazione da parte del pubblico.

E’ infatti universalmente considerata sensata la necessità di banche centrali indipendenti per impedire ai governi di commettere abusi nell’emissione di moneta.

Ci sono due osservazioni concrete che danno adito a tale credenza.

La prima osservazione è che il concetto stesso delle banche centrali trasmette l’illusione di indipendenza, illusione creata e alimentata dagli operatori finanziari. E’ vero che banche centrali sono sempre state indipendenti dai funzionari eletti, ma non sono mai state indipendenti dai banchieri che le controllano.

In altre parole, l’attuale sistema delle banche centrali, è stato creato intenzionalmente indipendente da qualsiasi controllo popolare di natura politica, mentre fin dall’inizio è sempre stato sotto totale controllo capitalistico.

Logicamente e concettualmente, uno Stato potrebbe benissimo attuare una politica finanziaria virtuosa in molti modi senza alcuna necessità di affidare le chiavi della cassaforte a un gruppo omogeneo di persone.

Per esempio, l’attività di bilancio condotta secondo le regole della rettitudine sarebbe meglio servita da contro-poteri con una vera indipendenza statutaria. Il ministro delle finanze, custode delle casse pubbliche, come responsabile della fornitura di denaro, dovrebbe anche essere legalmente responsabile degli effetti delle sua politica finanziaria sulla totalità degli individui che costituiscono lo Stato. Tale organismo di regolamentazione dovrebbe essere costituito da rappresentanti della società civile, ad eccezione dei banchieri. Dovrebbe avere poteri giuridici e politici per sanzionare i dirigenti del ministero delle finanze se gli effetti della loro politica monetaria andassero contro gli interessi economici di tutti gli individui soggetti a loro e del libero flusso del commercio — commercio che benefici tutti gli operatori, non solo i proprietari dei più grandi cartelli.

La seconda osservazione è che la stragrande maggioranza dei politici – rappresentanti eletti dal popolo – sia che esercitino il potere esecutivo o il potere legislativo, siano ignoranti in questioni monetarie. In passato, non erano meglio ferrati in questa materia di quanto non lo siano oggi. Le decisioni in questioni monetarie, comprese quelle relative a quando ricorrere all’emissione di nuova moneta, venivano suggerite ai politici da uomini esperti del ramo bancario. Inoltre, da un punto di vista strettamente concettuale, la differenza tra la stampa di banconote di ieri e il quantitative easing di oggi (allentamento quantitativo – immissione di liquidità nel sistema economico, svalutazione, ecc.) è sottile.

Si è tentati a credere che il quantitative easing sia semplicemente una versione sofisticata e migliorata del torchio tipografico di un tempo, che entrambe siano tecniche per incanalare la fornitura di denaro in un senso o nell’altro.

In verità oggi, i movimenti della massa monetaria sono orchestrati in modo coordinato che non è in alcun modo in linea con gli interessi del pubblico. Si basano sempre sul maggior bene per un piccolo numero di grandi banchieri – persone che non sono apolidi, perché non sono senza una patria, ma che sono transnazionali, nel senso che tutti gli Stati, tramite le banche che possiedono, costituiscono la loro patria.

In realtà, la tesi secondo cui l’indipendenza della banca centrale è giustificata dalla necessità di controllare i governi che possono essere troppo inclini a emettere moneta in eccesso è solo un pretesto per un cambio di gestione del potere politico da parte degli operatori economici dominanti – i proprietari delle grandi banche.

Con l’avvento delle banche centrali, lo Stato come entità politica ha ceduto il controllo sulla sua moneta, una delle sue prerogative sovrane, agli interessi particolari del gruppo imprenditoriale dominante. Questa perdita di sovranità mina l’integrità del sistema politico. È istruttivo ricordare la profezia che si è avverata, di Mayer Amschel Bauer, fondatore della dinastia Rothschild, che ha dichiarato nel XVIII secolo: “Lasciatemi emettere e controllare il denaro di un paese e non mi importerà chi ne fa le leggi” . (Non ho trovato alcuna fonte originale per questa citazione presente nell’articolo dove ho attinto la maggioranza delle informazioni. La più antica attribuzione a Mayer Amschel Bauer che si conosca risale al 1913.)

Per tracciare la genesi dell’ordine bancario oligarchico di oggi è sufficiente descrivere le varie fasi del avvento del sistema delle banche centrali.

La creazione di banche centrali individuali

La potente banca di Amsterdam, creata nel 1609, che per prima ha introdotto il concetto di valuta bancaria come mezzo di pagamento. In verità, la Banca di Amsterdam non ha mai emesso banconote, ma le sue ricevute venivano accettate come le attuali banconote per le transazioni commerciali. Può quindi essere considerata una sorta di banca centrale.

(Una banca centrale ha il potere di battere o emettere monete e banconote, a differenza delle altre banche commerciali.)

La vera origine del sistema delle banche centrali risale alla creazione della Banca d’Inghilterra il 27 luglio 1694, seguita un secolo più tardi dalla fondazione della Banca di Francia da parte di Napoleone il 18 gennaio 1800.

Dopo questi esperimenti, i grandi finanzieri europei – i principali detentori di capitale – nel tardo XIX secolo e all’inizio del XX iniziarono a sviluppare il sistema delle banche centrali su una scala molto più grande, con la creazione del Federal Reserve System statunitense.

La creazione di un sistema delle banche centrali: la Fed

Una volta che il concetto di una banca centrale nelle mani di banchieri privati aveva messo le sue radici in Europa, la lunga ricerca di come prendere il potere monetario e finanziario ha portato alla creazione della Federal Reserve negli Stati Uniti nel 1913. La Fed è costituita da una dozzina di banche centrali regionali supervisionate dalla più importante di loro, la Federal Reserve Bank di New York.

La Fed è un’organizzazione privata con una struttura gerarchica piramidale. Ha piena libertà di controllare e gestire i flussi monetari e finanziari all’interno del sistema politico dello Stato, ma in totale indipendenza da esso. Gli iniziatori della Fed, dopo la sua creazione nominale nel 1910, hanno dovuto impegnare i loro sforzi in tre anni di intensa attività di lobbying per imporre questo mostro finanziario sul potere politico degli Stati Uniti, che in quell’occasione ha rivelato la sua debolezza intrinseca e corruttibilità.

Apparentemente “nazionale”, la Federal Reserve è così solo nel nome. Di fatto, è stata creata da un gruppo di banchieri privati europei, sostenuti da alcuni nuovi capitalisti americani molto ambiziosi. La sua natura “federale” non esiste effettivamente, in quanto indipendente e non influenzata dal federalismo politico, essendone al di sopra. La creazione politica della Fed nel 1913 ha inaugurato una nuova era nel paese: lo Stato federale ha perso la sua giustificazione politica di servire il popolo americano e da quel momento in poi ufficialmente si è dedicata alla difesa degli interessi del gruppo economico dominante.

La creazione della BRI

Dopo la creazione della Federal Reserve, più tardi nel XX secolo la creazione della BRI, la Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS – Bank for International Settlements) ha rappresentato un passo da gigante verso un ordine mondiale bancario oligarchico.

Questo fiore all’occhiello del sistema bancario internazionale, la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), con sede a Basilea, in Svizzera, è stato creato nel 1930 con il Piano Young.

La BRI beneficia di tutte le possibili e immaginabili immunità e gode di privilegi diplomatici, che la rendono uno Stato nello Stato.

Oggi la BRI funge da ombrello e da banca centrale delle singole banche centrali dei paesi occidentali e altri affiliati. Tiene meeting su base regolare di condotta aziendale e organizza e supervisiona le politiche monetarie da implementare.

La BRI, in gran parte sconosciuta al pubblico, ha giocato un ruolo chiave nel miracolo economico dei nazisti tra le due guerre mondiali, in quanto ha consentito la maggior parte del finanziamento per la ricostruzione della Germania dopo la prima guerra mondiale, e il rinnovo degli armamenti sotto il dominio nazista. La storia registra che i banchieri anglosassoni, J. P. Morgan, ed anche il Presidente degli U.S.A. Theodore Roosevel furono invitati dal grande esperto finanziario tedesco Hjalmar Schacht in occasione del Piano Dawes*, rapidamente sostituito dal Piano Young*, che ha istituito la BRI.

* Cerca questi termini in Wikipedia, ma limitati alla spiegazione di cosa sono questi piani. Wikipedia si basa su informazione mainstream, quella fornita dal sistema, e quindi il resto che potresti leggere potrebbe essere disinformazione.

In particolare, i prestiti concessi dalla BRI hanno consentito a Hitler (che ha pagato gli interessi fino alla fine del 1944) di preparare le attività di guerra ponendo l’onere dello sforzo finanziario – che, tra l’altro, ha arricchito i suoi creditori – sul popolo della Germania e poi su quelli dei paesi conquistati.

L’obiettivo iniziale della BRI è stato quello di far scomparire con una prodezza da prestidigitatori la riparazione dei danni di guerra che la Germania avrebbe dovuto pagare alla Francia.

La plutocrazia francese, dopo le sue manovre durante la negoziazione del trattato di Versailles, acconsentì all’inizio degli anni ’20 a rinunciare alle riparazioni dei danni di guerra al popolo francese in cambio dei pagamenti di interessi che avrebbe ricevuto, insieme ad altri operatori finanziari oligarchi, sui prestiti che la BRI avrebbe concesso alla Germania. I cittadini della Germania sono stati i primi grandi perdenti – politici ed economici – come risultato di questi accordi riservati tra gli oligarchi che allora controllavano i vari paesi.

Oggi la BRI svolge il ruolo di banca centrale delle banche centrali. Esegue un informale, ma vero e proprio coordinamento delle politiche monetarie dei paesi occidentali e affiliati attualmente sotto il dominio oligarchico. Questo coordinamento conferisce un potere enorme sul sistema bancario occidentale, dandole influenza geopolitica su tutti gli Stati del mondo.

La BRI è la pietra angolare della struttura attuale per il dominio monetario anglosassone: in altre parole, serve ad arricchire oligarchie tramite i loro interessi finanziari, e non più direttamente tramite il controllo su merci e materie prime, come avveniva in precedenza nell’Europa continentale.

La BRI, uno Stato nello Stato, è intensamente impegnata a minare il concetto di Stato nazionale.

La BRI beneficia di tutte le possibili immunità e gode di privilegi diplomatici.

Dal punto di vista legale, l’espediente usato per dare privilegi e immunità a un istituto finanziario è quello di elevarlo strutturalmente allo stesso livello di uno Stato.

La funzione essenziale di uno Stato è quella di essere un organo politico il cui ruolo è quello di regolare la vita e la società in un dato territorio. Ma un organismo bancario il cui ruolo puramente economico è quello di servire gli interessi particolari dei suoi principali proprietari non risponde ad alcun interesse pubblico in senso politico e organizzativo del termine. Risponde solo agli interessi dei suoi principali proprietari, un gruppo collettivo omogeneo. Posizionando lo Stato e un organismo finanziario in condizioni di parità, dando status internazionale a un organismo del genere mina il ruolo strutturale dello Stato, il cui ruolo politico viene puramente e semplicemente negato.

Nella storia del mondo, la creazione della BRI ha segnato la prima volta che una istituzione finanziaria internazionale ha acquisito uno status politico simile a quello di uno Stato.

Il risultato di questo esperimento di successo è stato il Sistema Monetario Europeo (SME), fondato nel 1979, un primo passo verso l’integrazione monetaria europea, che ha portato alla creazione del Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC) nel 1998.

La centralizzazione europea delle banche centrali: il SEBC

Negli Stati Uniti, l’esperimento della Fed ebbe un tale successo che i grandi finanzieri occidentali decisero di replicare il modello ed imporlo all’Europa.

Il sistema delle banche centrali ha quindi creato un impatto che cambia l’ordine giuridico internazionale tramite l’Unione Europea, che ha comportato la creazione del Sistema Europeo delle Banche Centrali, supervisionato dalla Banca Centrale Europea (BCE), e perfezionato con il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) nel 2012.

La creazione politica di una Europa Unita – grazie al ruolo dominante degli Stati Uniti – ha visto l’avvento, al fianco di istituzioni politiche dedicate agli interessi privati delle multinazionali, di un sistema di banche centrali sul modello della Federal Reserve degli Stati Uniti ed è anch’esso indipendente dal potere politico.

Per ingannare le persone, lo pseudo democratico Parlamento Europeo è stato mantenuto. Ma questa istituzione – in realtà una pura formalità – avrebbe potuto ostacolare gli interessi del gruppo economico dominante. Per questo motivo il gruppo, per garantirsi il controllo giuridico diretto, ha optato il modello del sistema di banca centrale della Federal Reserve.

Il SEBC (Sistema Europeo delle Banche Centrali) è progettato per essere strutturalmente indipendente dai governi politici dei singoli Stati ed è sottoposto al controllo bancario capitalista. Ufficiosamente, il SEBC è sotto il controllo della Deutsche Bundesbank, la banca centrale della Germania, che in gran parte rappresenta gli stessi interessi della Fed.

All’interno del sistema del SEBC, la Bundesbank funge da intermediario per gli imperativi degli oligarchi in materia finanziaria, proprio come il governo tedesco, all’interno dell’Unione Europea, agisce da intermediario per le direttive degli oligarchi quando deve essere utilizzato il processo legislativo.

Il ruolo fondamentale della Germania nel processo oligarchico è dovuto al peso della storia e dei legami capitalistici germano-anglosassoni formatisi all’inizio del XX secolo. Dalla seconda guerra mondiale, il ruolo fondamentale della Germania è anche dovuto tanto alla integrazione delle élite militare nazista da parte del sistema finanziario e politico degli Stati Uniti (CIA, la NASA, ecc,) quanto al dominio militare degli eserciti degli Stati Uniti sul territorio tedesco.

Per capire come le banche sono riuscite a dominare l’Europa tramite il denaro, dobbiamo ricordare che la BRI è servita come modello per il Meccanismo Europeo di Stabilità. Il MES, il nuovo istituto finanziario, è l’erede diretto della BRI nel suo ruolo di negare quello legittimo politico e organizzativo dello Stato.

La supremazia dell’oligarchia nel settore monetario è stata consolidata a livello mondiale con l’accordo di Bretton Woods, che ha concesso la supremazia definitiva all’oligarchia americana e inglese sulle oligarchie classiche dell’Europa.

Le istituzioni finanziarie create nel quadro dell’accordo di Bretton Woods

Con l’accordo di Bretton Woods, la plutocrazia occidentale, tramite gli Stati Uniti, il vincitore finanziario di entrambe le guerre mondiali, ha imposto al mondo due grandi istituzioni finanziarie internazionali che hanno apparentemente solo scopo normativo: il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale. Grazie all’accordo di Bretton Woods viviamo sotto il giogo dell’ordine monetario e finanziario anglosassone che è stato creato.

Il FMI

Il FMI (Fondo Monetario Internazionale), quel grande nemico del popolo, opera in modo quasi simile alla BRI. Concede finanziamenti fruttiferi agli Stati in difficoltà finanziarie – difficoltà che spesso possono essere ricondotti a operazioni finanziarie speculative, come gli hedge fund (fondi comuni di investimento speculativi).

Si differenzia dalla BRI, in quanto fornisce prestiti in cambio di una duplice compensazione: in primo luogo, i pagamenti di interessi e, dall’altro, la vendita di beni di Stato pubblici alle multinazionali per garantire la riduzione della leva finanziaria. Dietro le sue tanto decantate buone intenzioni, la struttura del FMI rivela che i suoi veri obiettivi sono esattamente l’opposto di quello che proclama: il suo scopo è semplicemente quello di mettere in scena una farsa che coinvolge l’imposizione del debito per poi chiederne il rimborso e di impossessarsi dei beni di stato e pubblici – una situazione complicata e inestricabile che impoverisce Stati e le popolazioni.

Questa informazione ti è utili perché puoi capire cosa ha fatto e sta facendo un politico promuovendo la privatizzazione delle imprese pubbliche. Le giustificazioni che possa addurre sono fumo negli occhi.

Un esempio fra i tanti che si potrebbero fornire è riguardo alla privatizzazione dell’acqua, che viene giustificata affermando che gli enti pubblici che la gestiscono non sono in grado di farlo in maniera efficiente, mentre un’impresa privata rinnoverà gli impianti fatiscenti, eliminando gli sprechi che ora ci sono dovuti alle tubature ormai vecchie e logore, ecc. ecc.

Il politico potrebbe anche essere convinto che sia una soluzione valida in sostituzione al mettere in riga gli enti negligenti del settore.

La stupidità non è una caratteristica che viene presa in considerazione per escludere un candidato dalla vita politica, ma il politico è sempre consapevole che verrà ricompenseranno generosamente dalle lobby interessate con una o l’altra forma camuffata di compenso se raggiungerà l’obbiettivo.

Questo difetto di progettazione del funzionamento del FMI è intenzionale. È semplicemente la manifestazione legale e intenzionale di un sistema che permette a soggetti economici di saccheggiare indebolendo le basi economiche e finanziarie degli Stati. Ancora una volta, la natura politica di uno Stato viene pervertita da un’istituzione internazionale che lo riduce al rango di un’organizzazione privata, trascurando gli interessi collettivi che sono alla base del concetto stesso dello Stato.

A questo punto ci si potrebbe chiedere se anche gli Stati non siano effettivamente delle organizzazioni private…

La Banca Mondiale

Come indica il nome, la Banca Mondiale è la pietra angolare del futuro edificio del governo mondiale.

La Banca Mondiale è al centro di un sistema che protegge gli investimenti delle multinazionali. Sostiene ufficialmente di lavorare per sradicare la povertà nel mondo, ma, ufficiosamente e strutturalmente, il suo atteggiamento favorevole agli investimenti effettivamente porta a maggiore povertà.

All’inizio del 2015, un consorzio di giornalisti investigativi ha rivelato che che la Banca Mondiale finanziava progetti che erano non solo inefficienti ma anche in totale contraddizione con la sua missione dichiarata, e che costringevano milioni di persone ad abbandonare le loro terre e le loro case.

Fra capi della Banca Mondiale, dominata dalla finanza anglosassone, vi erano Paul Wolfowitz, un amico della famiglia Bush, un sostenitore del trotzkismo e neo conservatorismo della Scuola di Chicago, e un ex funzionario altolocato del Pentagono. Nel 2007, Wolfowitz, coinvolto in uno scandalo di nepotismo, ha dovuto dimettersi da presidente della Banca Mondiale.

Nel 2014 la Banca Mondiale dichiarò che stava riacquistando la sua stabilità finanziaria riducendo le spese e aumentando le risorse, elevando i tassi di interesse sui prestiti e il numero di investimenti sul mercato. A parte il fatto che aumentando gli interessi sui prestiti smentiva il suo obiettivo ufficiale di eliminare la povertà, le sue dichiarazioni sulla riduzione dei costi erano meramente ipocrite, dati i premi e bonus che aveva assegnato quell’anno a molti dei suoi alti funzionari.

Le organizzazioni finanziarie internazionali create nel quadro dell’accordo di Bretton Woods sono in realtà cortine di fumo che danno legittimità a sforzi intesi minare le risorse finanziarie degli Stati.

Con la creazione di queste istituzioni, possiamo osservare che l’economia sta soppiantando la politica su scala globale.

Dobbiamo considerare due modi di concepire la convivenza degli esseri umani sul pianeta:

  • La concezione politica del mondo, anche se in sostanza varia a causa della storia specifica di ogni nazione, aveva come missione quella di regolare gli interessi di tutti in un determinato territorio.

  • La concezione strettamente economica e finanziaria del mondo serve solo gli interessi del piccolo gruppo di individui che dominano la vita economica. In questo contesto il concetto di territorio perde la sua rilevanza.

Inoltre, insieme al dominio finanziario degli Stati, arriva una convergenza preoccupante degli interessi dei vari leader mondiali, aprendo la strada a un governo mondiale oligarchico, il famigerato Nuovo Ordine Mondiale.

Conclusione

Il controllo dei flussi finanziari di tutto il mondo da parte di un gruppo economicamente dominante necessita il controllo delle valute degli stati. Questo controllo viene effettuato tramite un sofisticato sistema di banche centrali. Il controllo sulle valute è lo strumento preferito dai principali detentori del capitale dell’occidente per attuare un cambiamento politico nelle economie di tutti i paesi del mondo.

La finanza internazionale, dominata dai proprietari delle grandi banche private, opera attraverso le banche centrali come un sistema di approvvigionamento chiuso per un piccolo numero di individui che si sono appropriati della funzione monetaria e in questo modo anche delle funzioni economiche e politiche degli Stati nazionali, che sono destinati a scomparire. Questo dominio del mondo da parte della finanza usa come strumento le istituzioni finanziarie internazionali, come la BRI e quelle create nel quadro dell’accordo di Bretton Woods.

L’attuale dominazione politica da parte degli operatori finanziari porterà irrimediabilmente alla scomparsa degli stati nazionali.

Il tipo classico di dominio europeo occidentale – quello dell’Ancien Régime – si basava sulla proprietà fondiaria, con la concezione politica e giuridica dell’Europa del mondo che ruota attorno allo stato-nazione. A partire dalla Rivoluzione Francese e soprattutto nel XX secolo, questa concezione si è arresa al dominio finanziario che deriva dalla concezione del mondo anglosassone orientata strettamente all’aspetto economico.

Oggi stiamo assistendo alle scene finali di un grande impegno per screditare la concezione politica dello Stato a favore degli interessi privati di un piccolo gruppo di persone che si sono fatti padroni del sistema monetario mondiale.

In Occidente, la politica si è arresa all’economica.

Non è un caso che il metodo anglosassone di dominio basato sul denaro e la finanza alla fine ha soppiantato il metodo tradizionale di dominio della Vecchia Europa fondato sulla proprietà.

Lo spostamento si è verificato principalmente per il fatto che l’appropriazione aperta e diretta della ricchezza solleva molta più ostilità e resistenza dell’appropriazione ambigua praticata in forma anonima dai cartelli. L’anonimato che va di pari passo con il modello di business delle multinazionali svolge un ruolo fondamentale nel dominio del mondo attuale perpetrato dall’élite finanziaria.

Nel Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea possiamo vedere uno dei tanti modi con cui l’oligarchia si è posta al di sopra degli Stati:

Articolo 130 (ex articolo 108 del TCE)

Nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dai trattati e dallo statuto del SEBC e della BCE, né la Banca centrale europea né una banca centrale nazionale né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni, dagli organi o dagli organismi dell’Unione, dai governi degli Stati membri né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni, gli organi e gli organismi dell’Unione nonché i governi degli Stati membri si impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della Banca centrale europea o delle banche centrali nazionali nell’assolvimento dei loro compiti.

Articolo 131 (ex articolo 109 del TCE)

Ciascuno Stato membro assicura che la propria legislazione nazionale, incluso lo statuto della banca centrale nazionale, sarà compatibile con i trattati e con lo statuto del SEBC e della BCE.

Questo articolo è stato creato prendendo informazioni principalmente da questa fonte:

The geopolitics of the central bank system

Traduzione e adattamento di Luciano Gianazza

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