L’allarmismo della pandemia aviaria

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Influenza aviariaIn questi giorni abbiamo spesso visto in tv e nei giornali l’opera di convincimento sull’ineluttabilità della pandemia aviaria. I vari operatori hanno diffuso così bene le loro notizie, preparate per allarmare la popolazione al fine di fare accettare misure preventive notevoli senza difficoltà. I vaccini sarebbero l’arma preventiva per combattere la pandemia. La soluzione quindi consisterebbe nel vaccinare il mondo intero. Sappiamo in realtà cosa sono le vaccinazioni e cosa fanno, in questo sito ti puoi documentare e averne un’idea. Vaccinare milioni di persone potrebbe causare davvero una pandemia, che si potrebbe poi curare con altri vaccini.

Naturalmente questo è il desiderio dell’industria farmaceutica, che se si realizzasse farebbe affluire nelle sue casse somme di denaro immense come non mai nella storia dell’uomo. La lobby delle pillole ha spinto i suoi operatori così tanto che hanno fatto davvero un bel lavoro. Abbiamo sentito i vari comunicati che ci informavano dei nuovi focolai apparsi qui e là, dei volatili morti, delle vittime umane e tutto ciò che fa di contorno alla creazione della paura. Lo stato d’allarme ha funzionato però in maniera imprevista: le persone hanno smesso di mangiare i polli, causando un crollo delle vendite e la protesta della lobby dei pollaioli. Non sono d’accordo di rimetterci soldi per far guadagnare i fabbricanti di pillole e fialette e fanno cortei e manifestazioni di protesta.

I direttori dei telegiornali, rei di aver creato eccessivo allarmismo, ammettono una piccola parte di responsabilità, non sono stati solo loro, ci sono anche i politici, l’OMS, le case farmaceutiche e chissà chi altri. Ora ci chiedono di aiutare i pollaioli e i lavoratori che rischiano di perdere il lavoro se la domanda diminuisse ulteriormente. Dovremmo aiutarli comprando pollo italiano, perché il pollo italiano è sicuro. Concedono spazio del TG alle festicciole di strada, ufficializzate dalla partecipazione del politico del giorno, in cui si mangiano polli arrosto, con tanto di leccata di dita e tutti che dicono: “Uhm, che buono, davvero buono”. Hai mai visto qualcuno disprezzare la sua merce?

I virus non si vedono e il fatto che il pollo sia buono per il gusto dei manifestanti non significa che non ne contenga. Nel pollo, come in qualsiasi organismo vivente, convivono migliaia di virus. Generalmente sono innocui per la salute dell’organismo che li ospita, fino a quando una malattia non prepara il terreno adeguato per una proliferazione eccessiva. Gli animali allevati in maniera intensiva contraggono malattie che si tenta di curare impiegando antibiotici, vaccini e farmaci di diverso genere. I polli non sfuggono a questa prassi. Ognuno fra le migliaia di virus che vivono nell’organismo dei polli potrebbe essere eletto come il propagatore di un’influenza aviaria. Ma l’influenza è solo apparente, si tratta del risultato dei metodi con cui vengono allevati. Lo spazio in cui vivono, ristrettissimo, le condizioni antigieniche, i farmaci con cui vengono farciti, il tipo di alimentazione sono la vera causa delle malattie e della conseguente proliferazione virale. Se portiamo un pollo in tavola, cosa stiamo veramente mettendo nel piatto?

Lasciamo la parola ad un esperto: Guglielmo Donadello, consulente aziendale del settore zootecnico. Fonte del testo: www.disinformazione.it

“Tutti i polli che compriamo e mangiamo, in tutto il mondo, appartengono oramai ad un paio di razze ibride (denominate COBB 500, brevettate dalla Cobb Breeding Company), nate in laboratori di genetica applicata, selezionate esclusivamente per l’ingrassaggio. Il risultato di queste selezioni è una vera macchina biologica ad elevatissimo “indice di conversione”: un pollo mangia un chilo e mezzo di mangime e ne “produce” uno di carne. Vive solo 35 giorni (non ha neanche il tempo per diventare pazzo). Questi polli denominati “galletti” quando arrivano a “maturazione” pesano vivi in media sui 2,3 chili, e preparati a busto circa 1,2. Per avere queste rese così elevate e cicli biologici così accelerati servono allevamenti e mangimi adatti.

Come vengono allevati

Influenza aviaria

Si chiama allevamento industriale integrato, le cui principali fasi sono: produzione della gallina ovaiola, incubatoi delle uova, produzione dei pulcini,, macelli, industria di lavorazione, logistica e commercializzazione. Nel nostro paese due aziende controllano oltre il 70% del mercato. Una è l’AIA del gruppo Veronesi e l’altra è del gruppo Amadori. L’allevamento viene svolto in grandi capannoni dove possono stare decine di migliaia di volatili: con una densità di 10-15 per metro quadro, cioè sino a 30 chili di “carne” a mq. (I regolamenti dell’Unione Europea per gli allevamenti biologici stabiliscono invece in tre polli per metro quadrato la densità massima ammissibile).

Beccano tutto ciò che ha colore paglierino, giorno e notte, grazie all’illuminazione artificiale. Le temperature sono sempre elevate (anche a causa della luce e delle deiezioni, che vengono raccolte con una ruspa per la produzione della pollina, sottoprodotto usato come concime agricolo o combustibile (e fino a 10 anni fa come mangime per bovini da ingrasso). Le condizioni igieniche sono terribili. Gli animali vivono dal primo all’ultimo giorno della loro breve vita calpestando e dormendo sulle loro deiezioni. Le infezioni batteriologiche sono contrastate dal primo all’ultimo giorno di vita con gli antibiotici contenuti nei mangimi.

Ma per i virus – come si sa – non ci sono farmaci. Da qui l’uso di vaccini che, come è noto, creano anticorpi che contrastano le manifestazioni patologiche del virus, ma impediscono l’eradicazione dello stesso, consentendo che animali solo apparentemente sani siano commercializzati, con il rischio che il virus si trasferisca dall’animale all’uomo.

A questo si aggiunge il rumore spaventoso provocato dal pigolare di 50.000 – 100.000 animali spaventati, tenuti in quelle condizioni. L’organismo del pollo, che è pur sempre un animale diurno, viene messo a dura prova: l’apparato digerente stressato, la sua capacità di resistenza agli agenti patogeni fortemente indebolita. Nel territorio dove sono inseriti, senza un minimo di criterio di biosicurezza, questi allevamenti sono delle vere e proprie bombe batteriologiche, pericolose e costose per tutta la collettività. Pericolose, in quanto incubatoi di possibili virus trasmissibili agli uomini come salmonelle e influenze; costose, come per il caso dell’ultima peste aviaria, costata alla sola regione veneta 110 miliardi di lire, e ben 500 allo stato.

Cosa mangiano

In regime naturale, i polli dovrebbero mangiare solo mais, soia e fibre, trasformando proteine vegetali in proteine nobili. Il tipo broiler (broiler: pollo selezionato per essere cotto alla griglia, alla piastra o arrosto – nota di medicinenon.it), che rappresenta il 99% dei 520 milioni di polli e dei 22 milioni di tacchini che mangiamo ogni anno, mangia invece esclusivamente mangimi industriali, prodotti in larga misura da due o tre aziende. Le formule di questi mangimi sono top secret; possono in questo modo metterci dentro di tutto e di più. Il mais e la soia, che sono i componenti principali (fino al 60/70%), sono in grandissima parte di importazione e di produzione transgenica, perché costano meno.

Contrariamente alle normative per i bovini, i mangimi per pollame e tacchini possono contenere farine di carne e di pesce, pannelli di olio esausto, grassi di origine animale. La vicenda di due anni fa dei polli belgi alla diossina è dovuta a un “eccesso” di PCB ma, se si rientra nei limiti tollerati, è legale dare da mangiare ai polli anche oli esausti di motori. Ma i risultati migliori si ottengono con le proteine animali derivate dalle interiora, dalle teste, dalle zampe e dalle piume ottenute dai loro simili morti in precedenza, oltre alle proteine animali acquistate dove costano meno (farine di sangue e di pesce). Di queste proteine, ai polli ed ai tacchini ne vengono somministrate una quantità fino al 30% nel tacchino, un po’ meno per il pollo.

Cosa si ottiene

Si ottengono dei pulcinotti venduti come galletti o tacchini, con una carne senza gusto né qualità organolettiche, e di dubbia salubrità. I polli così allevati, se li cucini due minuti di più letteralmente si sbriciolano, e se li lasci raffreddare rilasciano il classico odore di pesce con cui sono stati parzialmente allevati. Oggi la carne di pollo non viene offerta da nessun ristorante degno di questo nome. Viene data solo nelle mense delle fabbriche, delle scuole o per le tavole delle famiglie sotto i mille euro al mese.

Per i tacchini è ancora peggio: la carne è letteralmente immangiabile. Amadori la tritura, aggiunge un po’ di manzo e propone con la pubblicità i rotoloni di carne “per una buona domenica da passare in famiglia”. Questi rotoli sono fatti con la carne di tacchini con aggiunta di carne di manzo e – come si dice in gergo – con la giusta quantità di aromatizzanti.

Nessuno protegge i consumatori.

I nostri 7000 veterinari pubblici, come da precise istruzioni, guardano, registrano, e alla fine non possono fare altro.”

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