Diabete di tipo I

Salute

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Storia del Diabete

Si pensa che il diabete di tipo I sia causato dal danneggiamento o dalla distruzione di cellule beta pancreatiche per una reazione autoimmune.

Le cellule beta sono le più numerose tra quelle presenti nel pancreas e secernono insulina.

A causa di una reazione errata del sistema immunitario l’organismo distrugge le proprie cellule beta. Questa risposta sbagliata avviene a causa della (presunta) presenza nel sangue di antigeni che l’organismo percepisce come una minaccia e che sono mimetizzate da sembrare cellule beta. Gli antigeni sono di solito proteine. Questo mimetismo è costituito da un rivestimento di proteine sull’antigene identico a quello delle cellule beta. Quindi, quando il corpo si mobilita per attaccare gli invasori dall’esterno, gli anticorpi sono programmati per identificarli tramite questo rivestimento. Quando questi anticorpi incontrano una cellula beta, la considerano un antigene per via dell’identico rivestimento e la distruggono.

A causa del modo in cui questa malattia opera, è importante non solo ripristinare le cellule pancreatiche beta, ma anche trattare qualsiasi composto antigene-anticorpo che possa essere ancora presente. Questo soprattutto per prevenire che possa ripetersi il conflitto antigene-anticorpo che fa precipitare la malattia.

Diversi agenti, come antigeni, sono coinvolti in questo danneggiamento delle cellule beta. Alcuni dei più prominenti sono vari virus come quelli che provocano gli orecchioni, il morbillo e la meningite asettica.

Una proteina comunemente riscontrata nel latte vaccino, come è risultato da numerosi studi, ha dimostrato di essere corresponsabile per il diabete di tipo I. Più recentemente è stato riscontrato anche che le vaccinazioni infantili sono coinvolte seriamente come agente responsabile nel diabete di tipo I.

Sia su Internet che in molte biblioteche universitarie e disponibile una vasta documentazione sul nesso di causalità di questi fenomeni. Purtroppo, molte di queste informazioni non sono più disponibili per un pubblico che ha perso interesse nel ricercarle da sé e di pensare autonomamente. Di conseguenza, una malattia che non dovrebbe avere più di una nota a piè di pagina nella storia, continua a sopravvivere come la più importante fonte di profitto per il diabete.

Per trattare qualsiasi forma di diabete è necessario fare tre cose:

  1. Fare regredire la malattia.
  2. Tenere manualmente sotto controllo lo zucchero nel sangue durante questo processo.
  3. Riparare i danni collaterali a reni, occhi, arterie, ecc.

Sono disponibili le informazioni per realizzare tutti e tre gli obiettivi per i diabetici di tipo II. Queste informazioni sono state raccolte minuziosamente da materiale che copre quasi un secolo di ricerca.

Per il diabete di tipo I, queste informazioni sono in grado di realizzare il punto 2 e 3 della lista ma non il punto 1. Se applicate al tipo I, si otterrà un migliore controllo glicemico, meno delle incontrollabili oscillazioni di glucosio e di insulina che caratterizzano l’uso di insulina iniettabile e, di solito, minore quantità di insulina, ma non farà regredire questa malattia.

In questo articolo riassumo quello che è stato scoperto su questa malattia.

L’asserzione “Ora è disponibile una cura” per alcuni che hanno il diabete di tipo I è basata sul lavoro di ricerca svolto in India e poi in tutto il mondo e regolarmente pubblicato nel Journal of Ethnopharmacology a partire dal 1990 fino ad oggi. In questo lavoro, la rigenerazione di cellule beta del pancreas è stata chiaramente dimostrata, sia nei ratti di laboratorio che nell’uomo, dalla necessità significativamente ridotta di iniezioni di insulina e di migliore controllo glicemico. Un gran numero di erbe sono state esaminate in questi studi. Molte di queste hanno dimostrato di avere significativi effetti ipoglicemici e sembra che alcune migliorino le funzioni del pancreas ripristinando e rigenerando le cellule beta pancreatiche.

I risultati pubblicati di questo lavoro possono essere studiati nella locale biblioteca universitaria del Journal of Ethnopharmacology da chiunque abbia sufficiente interesse a farlo, basta ricordare di portare un buon dizionario medico per farsi strada nella giungla dei paroloni scientifici.

Negli Stati Uniti questi documenti possono essere ottenuti tramite il Loansom Doc Programma attraverso Il sito web è: Loansome Doc Program. Solo per curiosità, è complicato a meno che non si sia iscritti a biblioteche locali americane.

Una ricerca presso l’ufficio brevetti americano permetterà invece di trovare diversi brevetti sulla rigenerazione delle cellule beta pancreatiche. Per esempio, se vai alla pagina United States Patent and Trademark Office e nella prima maschera in alto a sinistra e inserisci il numero: 5886029 e poi clicchi “search” senza perderti a fare altro, troverai un brevetto dal titolo “Therapeutic/edible compositions comprising herbal ingredients and methods for treating hyperglycemia “. Non troverai il brevetto 5886029, ma uno simile in quanto è stato rimosso dal database, (immagina un po’ perché…).

Nel brevetto 5886029 c’era questa asserzione:

“La combinazione dei componenti del medicinale induce una rigenerazione delle cellule del pancreas che poi inizia a produrre nuovamente l’insulina da solo. Dato che questa composizione ripristina le normali funzioni del pancreas, il trattamento può essere interrotto dopo un periodo di tempo, da un minimo di quattro mesi a un massimo di dodici”.

Nel marzo 2005, la Dott. ssa Denise Faustman, insieme ad una fondazione sostenuta e finanziata da Lee Iacocca, la cui moglie è morta a causa di complicazioni del diabete, ha annunciato un importante scoperta per trattare il diabete di tipo I.

Ritengo però che, anche se ha perso la moglie a causa del diabete, Iacocca non riuscirà a vedere le cose da un punto di vista diverso da quello da dove ha guardato per decenni, quello del vertice delle multinazionali, e che non sarà mai libero dal condizionamento a cui inevitabilmente si rimane soggetti avendo avuto i più alti incarichi in quegli ambienti, presupposto necessario per ottenere risultati conclusivi e non dipendenti dalla logica e prassi del mercato di monopolio ad intensità di capitale. Puoi comunque trovare alcuni dettagli qui: The Iacocca Foundation

Dall’inizio della riorganizzazione della comunità medica nel 1949, la parola cura è stata bandita ovunque ad eccezione che durante le campagne per la raccolta di fondi. Se hai il minimo dubbio su questo, menziona la parola cura, intesa come guarigione completa, al tuo medico e vedrai come reagisce. Oggi è politicamente corretto il trattamento, ma non la cura della malattia.

E questo vale per qualsiasi malattia.

Questo è quanto riporta una persona che si è liberata dal diabete e che è il principale protagonista in questo articolo :

“Ho incontrato questa stessa mentalità irrazionale quando ho contratto un grave caso di diabete di tipo II, alcuni anni fa. Se avessi accettato la prognosi del mio medico come inevitabile, sarei già morto a causa di questa malattia già da molto tempo. Quello che è avvenuto invece, esercitando le mie proprie facoltà e in disaccordo con i consigli dei miei dottori, ho invertito completamente il mio diabete di tipo II e, all’età di 75, sono in perfetta salute.”

Ciò che è necessario è che qualcuno, non connesso all’industria del diabete e non guidato dal solo profitto indiscriminato, svolga una approfondita ricerca attraverso il materiale scientifico sui trattamenti erboristici del diabete di tipo I e poi rendere pubbliche le informazioni. C’è un alto numero di probabilità che rimedi a base di piante possano essere scoperti in questo modo che siano in grado di ristabilire pienamente la funzione delle cellule beta pancreatiche e quindi curare anche il diabete di tipo I.

Aspettarsi che l’industria del diabete distrugga se stessa finanziariamente sradicando una malattia che costituisce la loro unica fonte di reddito non ha alcun senso. Ovviamente non lo faranno mai. Se una cura davvero efficace venisse scoperta, e credo che sia già stata scoperta e tenuta ben nascosta, verrà soppressa dall’industria del diabete per questione di necessità aziendali.

Questo è quanto ho trovato riguardo alla cura del diabete di tipo 1. Sarebbe più corretto dire che ci sono delle possibilità che possa essere curato ma che non è ancora una certezza

Sono sempre stato dell’idea che non esista nulla che non possa essere fatto, se non a causa delle nostre proprie limitazioni. E, dopo aver sbagliato molte volte in varie situazioni della vita, ho realizzato che quanto possa essere difficile risolvere un problema dipende dai metodi utilizzati, dagli strumenti a disposizione (e fra gli strumenti è necessario includere una mente sgombra da preconcetti, credenze, disinformazione e coinvolgimenti in interessi che potrebbero essere minati una volta scoperta la verità) e dalla conoscenza della causa del problema.

La causa del problema può essere trovata solo se si conoscono i processi coinvolti nell’intera scena ideale, cioè come sarebbe la scena perfetta emendata dal problema, e se si hanno tutte le informazioni delle interferenze nella scena ideale che l’hanno resa appunto problematica.

Consideriamo un motore di un ciclomotore a due tempi, (adoro fare gli esempi con i motori, hanno parecchie analogie con il motore umano), cioè un motore alimentato non dalla sola benzina ma da una miscela di olio e benzina, che viene portato continuamente dal meccanico perchè “non funziona bene”, si ferma per la strada, fa fatica a partire, ecc. Se il meccanico ha tutti i requisiti necessari per riportare in quel contesto la scena ideale, cioè un motore liberato da ogni arbitrario introdotto nel suo funzionamento corretto, curerà il motorino.

Se non sa che cosa sta causando alla candela e alla testata d’incrostarsi ogni due o tre giorni, si limiterà a pulire quelle parti, beneficiando la sua economia a discapito di quella del malcapitato, senza mai risolvere il problema, che potrebbe essere che fa una miscela della benzina troppo “grassa” o usa l’olio recuperato quando cambia quello della macchina, magari per risparmiare…

Avrai notato quella parte del testo dell’articolo in un riquadro verde, e ti sarai chiesto che cosa volessi evidenziare. Leggendo il contenuto potrai notare che la persona che ha cercato di trovare delle risposte per risolvere il diabete di tipo 1 ha dovuto affermare:

Per il diabete di tipo I, queste informazioni sono in grado di realizzare il punto 2 e 3 della lista ma non il punto 1

Non ha potuto rispondere positivamente al punto 1 perché l’approccio della sua ricerca di informazioni è stato fatto mantenendo il punto di vista della scienza ortodossa e in quel riquadro il contenuto puzza tremendamente di teoria dei germi, e vedo che si arrampicano sui vetri per cercare di dare una spiegazione (fantasiosa) del motivo per cui l’organismo va a caccia delle sue cellule per ucciderle.

Devo ringraziare Arnold Ehret e non potrà che ringraziarlo chi si libererà del diabete di tipo 1, perché se avverrà sarà anche grazie alla conoscenza che ci ha trasmesso nel suo libro il “Sistema di Guarigione della Dieta senza Muco”.

Se hai compreso i fondamenti del suo insegnamento, saprai che non c’è alcun microrganismo che causi qualsivoglia malattia, ma che questi producono i sintomi di cui si lamenta il paziente mentre ripuliscono l’organismo da scorie e tossine presenti.

In pratica: “No muco, no party!”

Inoltre l’asserzione che il sistema immunitario scambi le cellule beta del pancreas per dei fantomatici antigeni è una teoria bislacca. Il sistema immunitario non è un imbecille.

E’ molto probabile che attacchi sì le cellule beta, ma quando queste sono intimamente rivestite, questa essendo una condizione patologica, da del materiale di un tipo o di un altro, proteico o meno.

Potrebbe sembrare che si confondi, in realtà è interessato a distruggere il solo rivestimento, ma essendo quest’ultimo troppo coeso con la cellula, non può evitare di distruggere anche la cellula, perché non farlo sarebbe ancora più dannoso che lasciare marcire delle cellule con la pompa sodio/potassio “incollata”, bloccata e non funzionante. Le cellule beta liberate da quel “rivestimento” colloso riprenderebbero a funzionare e renderebbero possibile quanto indicato nel punto 1, Fare regredire la malattia.

Le cure erboristiche non potranno ottenere risultati definitivi se il concetto applicato nell’usarle è quello della medicina allopatica, e cioè sopprimere i sintomi, anche se potrebbero non far manifestare degli effetti collaterali.

E dato che la causa di qualsiasi malattia del corpo, per quanto possa essere rafforzata da stati disarmonici mentali e spirituali, è la costipazione dei vari sistemi da parte di tossine e muco, nel significato più ampio del termine, le erbe che potrebbero essere veramente utili sono quelle che hanno caratteristiche disintossicanti che facilitano l’espulsione delle tossine e del muco. Oltre alla dieta senza muco, che lentamente rigenerando l’intero organismo, riporta l’essere umano nel suo stato originario che gli spetta di diritto.

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